Mercoledi 18 Luglio 2018
ComunicazioneSocial media fail: la top ten dei più imbarazzanti del 2015

Social media fail: la top ten dei più imbarazzanti del 2015

Sono tanti i post imbarazzanti che ogni giorno vediamo sulle piattaforme social. Ecco la top ten dei social media fail del 2015.


A firma di: Carla Panico Contributor
Social media fail: la top ten dei più imbarazzanti del 2015

Quando un anno finisce è sempre divertente stilare un resoconto degli highlights dei giorni trascorsi, soprattutto se riguardano brand e celebrità che hanno dato vita, nel 2015, a diversi social media fail.

I social media fail del 2015

1. Coca Cola trasforma Hitler in dolci ASCII art

Come spesso accade quando si ha un’idea geniale per una campagna social, le cose non vanno proprio per il verso giusto. È accaduto anche alla bevanda più famosa del mondo che, in occasione del Super Bowl, ha lanciato l’hashtag #MakeItHappy, con il quale invitava tutti i suoi follower a taggare un post triste che, mediante un generatore, sarebbe diventato un carinissimo ASCII art. Idea dolcissima, se non fosse che uno degli utenti ha pensato bene di inviare tweet con frasi prese dal Mein Kampf di Hitler che si sono trasformati subito in simpaticissimi meme. Inutile dire che, appena accortasi del fail, Coca Cola ha dovuto ritirare la campagna.

2. La campagna #AskSeaworld

Qual è la prima cosa da non fare quando si è appena usciti da una crisi di comunicazione? Dare agli utenti la possibilità di chiedere qualsiasi cosa. Non ci ha pensato, però, SeaWorld, il parco acquatico californiano che è stato al centro di una fortissima polemica dopo l’uscita del documentario Blackfish sull’uccisione delle balene catturate. L’azienda, infatti, ha lanciato l’hashtag #AskSeaWorld, permettendo agli utenti di chiedere loro qualsiasi cosa sulla cura delle balene. La campagna si è trasformata però in un boomerang, con una marea di commenti negativi ai quali SeaWorld ha risposto anche insultando i follower e chiamandoli “troll“, così l’ira degli utenti è aumentata a dismisura.

3. Tinder, non parlare di cose che vuoi nascondere

Un articolo di Vanity Fair aveva molto irritato i vertici di Tinder, la nota app per incontri: nel testo si affermava che, nonostante la sua mission dichiarata, Tinder fosse semplicemente una applicazione per “abbordare persone online“. I social media manager dell’app non ce l’hanno fatta a tenere la bocca chiusa e hanno risposto con un tweet all’invettiva del giornale. Tutto questo non ha fatto altro che mettere in evidenza un articolo che, con molta probabilità, sarebbe passato del tutto inosservato. Vanity Fair ringrazia.

social media fail 2015

4. Il sexy QR Code di Heinz

Come può un semplice QR Code trasformarsi in un social media fail? È necessario dimenticarsi di aggiornare il dominio registrato. È esattamente ciò che è accaduto a Heinz che nel 2015 ha stampato sulle sue etichette un codice QR, reindirizzando i consumatori ad un sito per partecipare al contest. Peccato che qualche tempo dopo l’argomento principe del portale non fossero più ketchup, ma video pornografici. Ebbene sì: Fundorado, un sito di contenuti hot tedesco, aveva notato che il sito di Heinz non era più online e aveva comprato il dominio, usufruendo gratuitamente del codice QR. Il problema? I vertici del marketing di Heinz avevano registrato il dominio del sito solo per un anno, ma non avevano considerato che il prodotto fisico avrebbe avuto vita più lunga della campagna marketing.

5. Il passato di Kim Kardashian riemerge sul web

Non si tratta in realtà di un vero e proprio social media fail, ma l’imbarazzo c’è. Improvvisamente l’account MySpace della regina delle celebrity online è tornato a galla: “Princess Kimberly“, così si faceva chiamare, aveva appena 856 amici e 73 commenti a quel tempo; non fumava e non beveva, voleva incontrare Dio e aveva un bellissimo template rosa confetto. Un sex tape, milioni di dollari e un reality TV di successo dopo, guardare il MySpace del passato di Kim fa uno strano effetto, considerando quello che è il brand attuale dei Kardashian.

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6. Mai associare il football ai miti della cultura americana

Per intenerire i suoi tifosi durante il Super Bowl, la squadra di football dei Seattle Seahawks nel 2015 ha ideato una campagna in cui il suo quarterback, Russell Wilson, appariva appare in lacrime dopo aver battuto i rivali Packers. Fin qui nulla di strano, se non fosse che la foto era accompagnata da una frase di Martin Luther King e dall’hashtag relativo al giorno in cui si ricorda la sua memoria #MLK. Chiaramente questa associazione ha scatenato diverse reazioni. Va bene commemorate i grandi del passato, ma attenzione a non urtare la sensibilità delle persone.

7. Usare le emoji: lo state facendo nel modo sbagliato

Nell’ambito dello sport i tifosi si esaltano facilmente e spesso capita di incappare in social media fail. È andata male ad un supporter degli Houston Rockets, squadra statunitense di basket che ha pensato di esultare per la vittoria della sua squadra con un bel tweet: una pistola che spara ad un cavallo (simbolo della squadra avversaria, i Mavericks) e con scritto “Shhhhh. Chiudi gli occhi. Presto sarà tutto finito“. Il problema è che si trattava del Communication Manager degli Houston Rockets, subito licenziato. Gli Houston sono stati poi eliminati alle NBA Conference Finals.

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8. Fat Jew fa infuriare i comici di mezzo mondo

Josh Ostrovsky, meglio conosciuto come The Fat Jew per i suoi 7.3 milioni di seguaci, è solito pubblicare divertenti meme per promuovere i prodotti di alcuni brand. Già in passato la sua vena comica era stata messa in discussione con l’accusa di aver rubato alcune battute per i suoi post. Le cose sono andate anche peggio quando ha annunciato di aver firmato un accordo con una talent agency di Hollywood: questo ha fatto infuriare i comici statunitensi che si sono scatenati su Internet aumentando le accuse di plagio e violazione di copyright.

9. Football e porno? Basta un link

Un errore di distrazione ed è subito social media fail 2015. Il college football analyst Gerry Hamilton voleva twittare un link su uno dei maggiori acquisti di giocatori dell’anno, quando sfortunatamente invece dell’articolo prescelto ha postato un link di un video di Porn Hub. Hamilton ha subito corretto l’errore ma nessuno è più veloce degli screenshoot. L’analista di ESPN non ha mai commentato l’episodio, proprio come se nulla fosse accaduto.

10. Pancake misogini e sessisti ne abbiamo?

IHOP, nota catena di fast food made in USA, famosa anche per la sua comunicazione irriverente, ha leggermente esagerato. Per pubblicizzare i suoi nuovi pancake se ne è uscita con tale sofisticato tweet: “Flat but has a GREAT personality” (“Piatte ma con una grande personalità”). Evidente il riferimento, immediatamente colto dai follower, ad una parte del corpo femminile. Risultato? Fan infuriati per la battuta misogina e azienda costretta a scusarsi pubblicamente. Del destino del social media manager non si hanno notizie.

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