MacroambienteFirmando il Manifesto di Pietrarsa Google ribadisce l’impegno per un uso dei dati trasparente (e consapevole)

Firmando il Manifesto di Pietrarsa Google ribadisce l'impegno per un uso dei dati trasparente (e consapevole)

C'è anche Google tra le big tech che hanno firmato il Manifesto di Pietrarsa, impegnandosi sotto la guida del Garante italiano a fare un uso più trasparente dei dati personali e a sensibilizzare gli utenti in tema di privacy.

La notizia di questi giorni è che Google aderisce al Manifesto di Pietrarsa, uno strumento voluto dal Garante per la protezione dei dati personali italiano e che ha come obiettivo sensibilizzare le generazioni più giovani – ma non solo – al valore che hanno le informazioni e i dati personali ogni giorno più o meno consapevolmente esposti in Rete e a come poterli tutelare. Quella di Mountain View non è l’unica big tech presente tra i firmatari originari del documento: ci sono anche Meta e TikTok.

Il Garante italiano vuole incentivare una «trasparenza effettiva» sull’uso dei dati personali degli utenti e lo fa con un manifesto

Firmato a Napoli a conclusione di State of Privacy ’22 l’evento con cui annualmente il Garante Privacy chiama a confrontarsi addetti ai lavori ed esperti della materia, il Manifesto di Pietrarsa ribadisce che quella attuale è una «società dei dati»[1], intendendo sottolineare in questo modo la crescente importanza che i dati, personali e non, hanno assunto in numerose sfere – personali, professionali, commerciali, politiche, culturali, ecc. – della vita di tutti i giorni, finendo per diventare vere e proprie «proiezioni dell’identità personale» negli ambienti digitali.

Impossibile per l’authority e gli altri firmatari non notare, però, anche come i dati personali condivisi in Rete consentano a un gran numero di soggetti pubblici e privati di conoscere sempre meglio le persone, profilandole. Anche quando ciò non rischi di creare interferenze indebite nella vita politica o sulla sicurezza pubblica di un paese, significa dare ai dati personali «un enorme valore economico sui mercati globali», rendendoli in qualche misura una merce di scambio.

L’impianto normativo europeo, come è possibile leggere ancora nel Manifesto di Pietrarsa, in linea generale lascia ai singoli individui il controllo sui propri dati: affinché il singolo possa effettivamente esercitare controllo sui propri dati personali, su come vengono utilizzati e da parte di chi, il presupposto indispensabile è però «un’adeguata consapevolezza sul valore dei propri dati personali e sui diritti dei quali si dispone»: tale adeguata consapevolezza non sempre esiste. Chi come Google aderisce al Manifesto di Pietrarsa si impegna a incentivarla, soprattutto tra le generazioni più giovani: il pubblico individuato dal Garante italiano come target prioritario dello strumento è rappresentato da cinque milioni di bambini italiani[2].

Tre sono, del resto, le parole chiave del Manifesto: trasparenza, consapevolezza ed educazione.
La prima ha a che vedere soprattutto con la necessità per chi fornisce servizi digitali di qualsiasi tipo di rendere più immediatamente comprensibili, semplici e incisive le informative sul trattamento dei dati personali, provando a scoraggiare in questo modo comportamenti tipici, come acconsentire automaticamente e senza essere andati a fondo nella lettura delle condizioni per il trattamento dei dati personali.

Per incentivare una piena consapevolezza sul valore dei dati personali, strumenti individuati utili dal Garante e dagli addetti ai lavori sono iniziative promozionali, campagne d’informazione, rubriche di attualità, ma anche spettacoli teatrali, televisivi, radiofonici, concorsi giochi a premi. Inoltre, si è pensato anche a più specifici percorsi educativi, rivolti in particolare a soggetti più “vulnerabili” da un punto di vista della privacy come bambini e anziani, che puntino a sviluppare una certa privacy literacy, ossia una certa familiarità con i temi della riservatezza e della protezione dei dati personali.

Google aderisce al Manifesto di Pietrarsa con alcune iniziative ad hoc

Si è spesso discusso negli ultimi anni proprio della necessità di puntare anche sull’educazione civica digitale per crescere cittadini digitali più responsabili e attenti ai temi della sicurezza e del benessere in Rete. Messe di fronte alle proprie responsabilità dirette nella creazione di un web a misura di bambini, anche le big tech hanno già dedicato a questi temi hub da cui poter controllare le principali impostazioni per la privacy dei propri account o di quelli dei propri figli, ma anche intere settimane tematiche incentrare sulla cybersecurity, per esempio.

Non a caso Google aderisce al Manifesto di Pietrarsa impegnandosi, secondo lo spirito programmatico del documento, a «creare nuovi progetti per promuovere consapevolezza e trasparenza sui temi della privacy e della sicurezza dei dati»[3], ma anche e soprattutto ripercorrendo come si è concretizzato nel tempo il proprio impegno a «essere accanto ai più giovani quando interagiscono online» ed educarli «sul valore dei dati».

Dal 2018 – come si legge nel post sul blog ufficiale con cui è stato annunciato che Google aderisce al Manifesto di Pietrarsa – Big G è accanto alla Polizia Postale e a numerose non profit nel progetto “Vivi Internet al meglio[4] che permette ai più giovani di familiarizzare con fake news , hate speech e altri pericoli provenienti dalla Rete.

Google Italia è stato accanto a Polizia e Polizia Postale anche nelle varie edizioni annuali di “Una vita da social[5], l’evento itinerante che porta con un pulmino gli agenti nelle piazze della provincia italiana per spiegare ai più piccoli – e non solo – come poter fare un uso davvero responsabile del web.

Delle donazioni, poi, sono state fatte nel tempo a diverse organizzazioni senza scopo di lucro che si occupano di formazione digitale.

Chiunque usi Google, soprattutto, ha a disposizione strumenti che permettono di controllare i dati condivisi con Google dai propri account[6] e da altri account associati, come quelli dei figli, oltre che di attivare per gli ultimi la navigazione sicura[7]. L’app Family Link[8] è, quanto all’ultimo aspetto, forse l’evoluzione più “smart” del parental control per come permette a genitori e figli di scegliere regole condivise per il benessere digitale della famiglia, anche sulla base del cospicuo materiale informativo condiviso dagli esperti di Google.

Per imparare giocando cosa rende un account più sicuro, come scegliere password più efficaci, come proteggere i propri dati online c’è, però, anche il gioco online Space Shelter.

La versione Kids di YouTube assicura un’esperienza di navigazione sicura e ad free, anche mentre i più piccoli esplorano i propri interessi, attraverso i video, mentre anche gli adulti possono controllare ogni volta che lo vogliano quanti e che tipologia di dati condividono con YouTube.

Ancora, Google collabora da tempo con enti governativi e istituzionali, come South EU Data Governance Chair[9] per quanto riguarda il Sud Europa, per incentivare il dibattito accademico sui temi della privacy: a conferma di un impegno ben più antico per quanto riguarda la privacy e la riservatezza dei dati personali dei propri utenti, come si legge tra le righe dell’annuncio ufficiale secondo cui Google aderisce al Manifesto di Pietrarsa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA È vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Resta aggiornato!

Iscriviti gratuitamente per essere informato su notizie e offerte esclusive su corsi, eventi, libri e strumenti di marketing.

loading
MOSTRA ALTRI