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ComunicazioneNasce un osservatorio europeo contro le fake news, ma si occuperà di salute dei media a trecentosessanta gradi

Nasce un osservatorio europeo contro le fake news, ma si occuperà di salute dei media a trecentosessanta gradi

L'European Digital Media Observatory è un network di accademici e professionisti dell'informazione che darà supporto a chi quotidianamente si occupa di fact-checking o agli stati nell'applicazione dei regolamenti comunitari contro le fake news. Con studi e ricerche proverà soprattutto a costruire una più diffusa media literacy.

Un osservatorio europeo contro le fake news ma non solo: l'European Digital Media Observatory ha a cuore la salute di informazione e media.

Avrà il compito di promuovere una conoscenza scientifica sul fenomeno della disinformazione online e soprattutto di lavorare a creare una più diffusa media literacy, ossia una più diffusa conoscenza di come funzionano i media – digitali e non solo – e i loro principali bias, ma anche quello di supportare chi si occupa quotidianamente di fact-checking e autorità e istituzioni nell’applicazione dei codici di condotta europei contro le fake news. L’European Digital Media Observatory – EDMO altro non è che un network di accademici, ricercatori, esperti di informazione e debunker professionisti provenienti da otto paesi diversi.

Che cos’è l’European Digital Media Observatory e cosa farà

Voluto dalla Commissione europea, che avrebbe già stanziato per le sue attività circa undici milioni di euro[1], l’osservatorio monitorerà quello che avviene su social network e piattaforme digitali, oggi tra le fonti di informazione principali nella dieta mediatica di molti, ma sarà attivo anche e soprattutto nel campo della ricerca e con l’obiettivo di arrivare alla definizione di buone pratiche condivise di contrasto alla disinformazione in Rete.

Perché c’era bisogno di un osservatorio europeo contro fake news e disinformazione online

Sarà anche vero che la dimensione del fenomeno fake news è sovrastimata e cioè che circolano online meno bufale di quel che si possa immaginare; è vero anche, però, che le fake news continuano a creare più engagement delle notizie verificate. Ciò fa sì che l’impatto della disinformazione sulla vita associata risieda soprattutto nel polarizzare in maniera estrema il discorso pubblico e non di rado fossilizzarlo, “tematizzarlo” su questioni dalla fake relevance.

Lo sì è notato in maniera evidente, solo per fare un esempio, con l’ infodemia di notizie che ha preso piede fin dai primi giorni di emergenza sanitaria. Non solo ci sono stati soggetti molto diversi, inclusi politici e presunti esponenti del mondo medico-scientifico, tra chi ha diffuso più fake news sul coronavirus con il risultato che, ancora, le fake news sul coronavirus sono state più viste su Facebook di notizie verificate e provenienti da fonti ufficiali e che tra i timori più grandi di almeno una fetta di utenti ci fosse proprio la paura di imbattersi in bufale sul COVID-19.

Il diffondersi incontrollato di disinformazione sui vaccini sui social network e negli ambienti digitali ha costretto le piattaforme a intervenire, bloccando annunci e sponsorizzate e smantellando gruppi privati che facevano propaganda no vax o collaborando con le autorità sanitarie dei diversi paesi nella creazione di tool per prenotare la vaccinazione, per evitare che la stessa potesse inficiare il risultato le campagne vaccinali.

Se mai la lotta alle fake news si potrà dire vinta, insomma, non sarà grazie a iniziative isolate, ma grazie alla costante collaborazione tra numerosi soggetti.

Saranno esperti di otto paesi diversi, Italia inclusa, ad animare le attività dell’EDMO

È di questo spirito “collaborativo” che è impregnata la missione e, ancora prima, la natura stessa dell’European Digital Media Observatory. Il contributo degli otto paesi europei attualmente coinvolti nelle attività dell’osservatorio consiste, infatti, principalmente nel mettere a disposizione un proprio hub di esperti, studiosi, enti e organizzazioni che possano dare un contributo significativo e pragmatico in materia.

L’hub italiano, l’Italian Digital Media Observatory IDMO, sarà realizzato su coordinamento dell’Università Luiss Guido Carli, come precisa ANSA, con Rai, Tim, Gruppo Gedi – la Repubblica, Università Tor Vergata, T6 Ecosystems, NewsGuard, Pagella Politica e con la collaborazione di Alliance of Democracies Foundation, Corriere della Sera, Fondazione Enel, Reporters Sans Frontières, The European House Ambrosetti. Tutti saranno uniti dall’obiettivo di «insegnare a distinguere il vero dal falso»[2], come ha commentato Gianni Riotta, direttore del Luiss DataLab, durante l’evento di presentazione dell’European Digital Media Observatory.

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