Mercoledì 21 Ottobre 2020
MarketingSe una nuova collezione di moda non attraversa una passerella ma entra in un cortometraggio di Matteo Garrone

Se una nuova collezione di moda non attraversa una passerella ma entra in un cortometraggio di Matteo Garrone

Alla Digital Fashion Week di Parigi, il video che ha presentato la nuova collezione di Dior è stato realizzato dal regista Matteo Garrone e ha ricordato le atmosfere di alcuni suoi film, come "Il racconto dei racconti - Tale of Tales".


Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Direttore Responsabile
Se una nuova collezione di moda non attraversa una passerella ma entra in un cortometraggio di Matteo Garrone

La Paris Fashion Week 2020, come tantissimi altri eventi del settore della moda e non solo, è stata spostata online a causa dell’emergenza da COVID-19. Con l’impossibilità di realizzare le consuete sfilate, dalle passerelle e dalla presenza fisica si è passati alle presentazioni delle nuove collezioni in formato video. La sfilata Dior per la collezione autunno-inverno 2020-2021 ad opera della direttrice creativa Maria Grazia Chiuri, ad esempio, ha trovato spazio in quello che può essere definito come un fashion film o cortometraggio, la cui regia è stata affidata a Matteo Garrone.

Matteo garrone per dior: il cortometraggio fiabesco che celebra arte e haute couture

Le modelle Dior sono scese dalle passerelle e sono entrate in una natura fiabesca, in un mondo immaginario e fantastico, quello al quale Matteo Garrone ci aveva abituati già, in particolare con Il racconto dei racconti – Tale of Tales ma anche, per altri versi, con il più recente Pinocchio.

Un frame dal cortometraggio Dior che presenta la collezione autunno-inverno 2020-2021.

L’apertura del cortometraggio ci mostra dettagli degli abiti della nuova collezione, mentre vengono finemente rifiniti dalle sapienti mani delle sarte nell’atelier Dior: sono abiti in dimensioni ridotte, adatti a vestire al massimo delle bambole, che dall’elegante laboratorio sartoriale vengono trasportati in una sorta di bosco incantato all’interno di un baule.

Un frame del cortometraggio di Matteo Garrone per Dior.

Questo, portato da due uomini vestiti come se fossero gli addetti ai bagagli di un grande e lussuoso hotel, richiama nelle forme lo storico Atelier del numero 30 di Avenue Montaigne ed è, a un primo sguardo, come una specie di casa delle bambole adattata ad armadio nel quale mostrare i diversi mini-abiti.

 

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target =”_blank” rel=”noopener”>Behind the facade of 30 Avenue Montaigne, the beating heart of the house of Dior can be found in its fabled ateliers. For the Autumn-Winter 2020-2021 Haute Couture, @MariaGraziaChiuri recaptured that sense of wonder with miniature dresses contained in a traveling trunk bearing the emblematic Paris facade. Specially handcrafted in Italy, the trunk, which appeared in the enigmatic film directed by @MatteoGarroneOfficial that presented the collection, recalls the Théâtre de la Mode touring exhibition that captivated all who saw it in Europe and the US in the mid-1940s. #DiorCouture © @AdrienDirand

Un post condiviso da Dior Official (@dior) in data:

Gli abiti, infatti, vengono portati direttamente da ciascuna delle diverse creature che abitano il magnifico bosco: ninfe, sirene, statue animate, ecc. Il titolo del cortometraggio, così, “Le Mythe Dior“, è un doppio riferimento a queste creature immaginarie, tratte soprattutto dalla mitologia classica, e a una idealizzazione del brand.

L’arte (specie surrealista) al centro del progetto creativo di maria grazia chiuri

Girato nel laziale e più precisamente, come si legge nei titoli di coda, tra i Giardini di Ninfa (in provincia di Latina) – nello stesso Giardino che nel 2016 era stato scelto da Gucci per lo spot per la campagna Gift Giving – e il Monumento Naturale Bosco del Sasseto (nel territorio del Comune di Acquapendente, in provincia di Viterbo), il cortometraggio rispecchia il progetto artisticosurrealista e onirico e fa riferimento alle trasformazioni e ai colori della natura per la scelta dei tessuti di Maria Grazia Chiuri.

Le sue dichiarazioni relativamente alla collezione haute couture autunno-inverno 2020-2021 di Dior – riportate sul sito del brand – esprimono al meglio il perché del riferimento alla corrente surrealista:

«Le immagini surrealiste riescono a rendere visibile quello che di per sé è invisibile. Sono incuriosita dal mistero e dal magico, che offrono anche un modo per esorcizzare la morte e l’incertezza del futuro».

La scelta di utilizzare dei manichini, poi, non è solo una chiara citazione del Théâtre de la mode, bensì un ulteriore riferimento proprio all’arte surrealista, come si legge ancora sul sito: «il corpo femminile dei surrealisti evoca anche il manichino interpretato in miniatura, che diventa oggetto poetico al centro del mondo del progetto della couture».

In un video, inoltre, la direttrice artistica di questa collezione per Dior ha raccontato più dettagliatamente il progetto da cui ha preso vita la collezione, dichiarando che le sue ispirazioni principali sono state Lee Miller, Dora Maar, Dorothea Tanning, Leonora Carrington e Jacqueline Lambe.

Consapevole di non poter fare uno spettacolo dal vivo, Maria Grazia Chiuri ha scelto il mondo del sogno e della fantasia, «così – ha affermato – uno dei miei film e dei registi preferiti, in questo senso, è Matteo Garrone con il “Racconto dei Racconti”» ed ecco perché ha proposto a lui di dirigere questo cortometraggio per la prima edizione della Digital Fashion Week di Parigi.

Non è la prima volta che Garrone è alla regia di prodotti audiovisivi pubblicitari – si pensi allo spot Bulgari, “Man Extreme“, del 2013 e a quello per Campari, “Entering Red“, del 2019 –, ma la collaborazione tra questo noto regista italiano e la maison Dior sembra raggiungere l’apice dell’espressione poetica, senza che una delle due firme finisca per avere il sopravvento sull’altra: i due stili, quello di Garrone e quello del luxury brand, sono ben distinguibili eppure perfettamente fusi tra loro.

Il riferimento a il théâtre de la mode e a come si può reagire ai periodi di difficoltà in modo creativo

Il surrealismo, comunque, non è l’unico importante riferimento culturale della collezione Dior per l’autunno-inverno 2020-2021: un altro – dichiarato esplicitamente anche dalla stilista di Dior nel suo video di racconto del progetto – è, come si accennava, il Théâtre de la mode, un evento che ha avuto origine nel 1945.

Una foto tratta dal sito di Dior nella sezione dedicata al racconto del Théâtre de la mode da cui prende ispirazione lo storytelling del cortometraggio voluto dalla direttrice artistica Maria Grazia Chiuri.

Come riportato sul sito di Dior e come si legge, in maniera ancor più approfondita, nel libro “Théâtre de la Mode: Fashion Dolls: The Survival of Haute Couture” (E. Charles-Roux e H. R. Lottman, Palmer Pletsch Pub, 2002), nel secondo dopoguerra, infatti, il figlio della stilista Nina Ricci, Robert Ricci, pensò a un modo per mostrare al mondo la resilienza dell’industria della moda francese, che non si sarebbe fermata nemmeno in un momento tanto difficile.
L’idea del Teatro della Moda consisteva nel creare abiti da far indossare a piccoli manichini da mandare poi in tour per l’Europa e l’America, scegliendo di adattare il tutto alle piccole dimensioni sia per rendere il viaggio più agevole sia perché in quel periodo le risorse, anche dei diversi materiali, scarseggiavano ed era così possibile poter utilizzare anche dei materiali di scarto o piccoli avanzi e ritagli. La particolarità del progetto consisteva nella collaborazione di importanti e famosi couturier francesi (la già citata Nina Ricci, Schiaparelli, Lucien Lelong – che aveva tra i propri collaboratori proprio Christian Dior –, Hermès, e tanti altri) con gioiellieri, parrucchieri, ecc. che arricchivano di dettagli questi manichini miniaturizzati, con un importante contributo anche di artisti e registi (solo per citarne uno: Jean Cocteau) che crearono set e scenografie per quella che fu a tutti gli effetti una mostra itinerante.

Va notato, comunque, che la moda francese aveva già pensato, nel Settecento, alla soluzione creativa di vestire delle piccole bambole per mostrare nuove creazioni sartoriali al di fuori della Francia. Come si legge nel Dizionario Larousse dell’antiquariato, «nel XVII e nel XVIII secolo Parigi diffonde la moda, inviando alle corti straniere bambole “ambasciatrici” vestite all’ultima moda. Fra queste sono internazionalmente conosciute la grande e la piccola Pandora».

Inoltre, va ricordato che prima dei 37 mini abiti di 40 centimetri confezionati da Dior e inviati in un immaginario viaggio in formato audiovisivo per il mondo, alla fine degli anni Ottanta del Novecento, è stata organizzata una mostra itinerante simile a quella del secondo dopoguerra, intitolata Le Nouveau Théâtre de la Mode, organizzata dal designer Billy Boy e sponsorizzata da Mattel (le bambole, dunque, erano le Barbie, vestite però con abiti creati da diversi stilisti).

Il percorso comunicativo: un viaggio in tappe nel sito (e sui social)

Un metaforico viaggio, oltre a quello che viene raccontato nel cortometraggio di Matteo Garrone per Dior, è anche quello che il brand fa fare agli utenti che navigano sul sito. Chi entra nella pagina dedicata a questa collezione haute couture ha la possibilità di scoprire ogni più piccolo aspetto di come è stata ideata e realizzata, con racconti molto dettagliati del progetto della collezione, dei riferimenti culturali e artistici, degli intenti e del cortometraggio di Matteo Garrone per Dior.

Un video presente sul sito, che è stato utilizzato sul canale Instagram anche come prequel del video presentato alla Digital Fashion Week di Parigi, mostra, ad esempio, come sono stati cuciti gli abiti per i manichini in miniatura e sul sito ci sono brevi filmati di presentazione dei singoli capi della collezione.

Insomma, anche se in maniera e con modalità del tutto differenti, è un po’ come assistere a una sorta di mostra itinerante, tanto nell’esplorare il sito quanto nel vedere il cortometraggio.

Il desiderio e il mondo sognante del luxury attraverso le immagini immortalate da matteo garrone per dior

Ultimo elemento – non per importanza – sul quale riflettere è, infine, quella fusione tra cifra stilista del regista e mood del brand di cui si diceva in precedenza.

Il mondo del luxury ha da sempre abituato i consumatori/spettatori ad atmosfere piene di fascino e di forza ammaliatrice e il potere attrattivo della maison Dior viene comunicato nel cortometraggio di Garrone attraverso il baule, che attira l’attenzione di ogni creatura del bosco – a eccezione di Narciso che continua, imperturbabile, a fissare la propria immagine riflessa nell’acqua – e che, visto dalla prima volta dalle ninfe e aperto davanti a loro, suscita stupore e meraviglia, come se mostrasse uno di quei preziosi tesori presenti in tante fiabe.

Il tutto è reso perfetto ed efficace dall’attenzione meticolosa del regista e della sua troupe alla luce, alle espressioni, alle pose, alle inquadrature, al trucco, ecc. – al punto che alcune modelle finiscono col sembrare vere e proprie statue –, ma anche dalle musiche oniriche di Paolo Buonvino.

Un frame dal cortometraggio di Matteo Garrone per Dior, esemplificativo dell’attenzione ai dettagli per la resa quanto più possibile realistica delle diverse creature che popolano il bosco incantato.

Gli abiti della collezione Dior vengono così esaltati al meglio, in particolare con una selezione di quelli che si adattano meglio anche ai colori, alle sfumature e alle superfici degli elementi naturali, tanto che sembrano farne parte essi stessi.

Il risultato finale, così, dà l’impressione di assistere quasi a un incantesimo, che cattura sia le protagoniste del cortometraggio che gli spettatori (e i potenziali consumatori).

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