Giovedì 14 Novembre 2019
ComunicazioneBranded podcast, ovvero il contenuto audio aziendale che coinvolge e diverte clienti e non solo

Branded podcast, ovvero il contenuto audio aziendale che coinvolge e diverte clienti e non solo

I branded podcast possono integrare una strategia di contenuti aziendali che punti a coinvolgere e intrattenere clienti reali e prospect.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Branded podcast, ovvero il contenuto audio aziendale che coinvolge e diverte clienti e non solo

Non sono solo sempre più ascoltati e da un pubblico trasversale, cioè di generazioni diverse e con gusti e interessi diversi: i podcast piacciono ai marketer tanto che anche il mercato della podcast advertising è fiorente e, sempre più frequentemente, anche le aziende che hanno all’attivo una strategia di content marketing li sfruttano per offrire alla propria community intrattenimento, formazione, informazione di brand . Tra i trend da tenere in considerazione, insomma, ci sono senza dubbio i branded podcast.

Branded podcast: perché piacciOno…

Le ragioni? Hanno a che vedere con i motivi per cui più in generale piacciono i podcast: da un lato il canale audio – meglio, il canale voce – risulta tra i più coinvolgenti anche da un punto di vista sensoriale; dall’altro l’abitudine di ascoltare i podcast mentre si svolgono altre attività come aspettare i mezzi, guidare, preparare i pasti garantisce una maggiore continuità d’ascolto che si traduce, per esempio, anche in una minore probabilità di ad-skipping. Quando si tratta di branded podcast conta in più il legame, l’affetto che si viene a creare tra marchio e consumatore: in altre parole i podcast di brand funzionano in relazione all’obiettivo fidelizzazione , in virtù del valore che sono in grado di creare.

…e come farli funzionare al meglio. Strategie per il podcasting aziendale

Ci sono, però, varie opportune considerazioni da fare nel caso si decida di investire in branded podcast.

Scegliere temi e contenuti giusti

Sarebbe opportuno partire dai contenuti si è in grado di offrire, prima di ogni cosa. Se la sfida è creare valore, infatti, un contenuto originale, esclusivo, che non si possa trovare già altrove e che valga il tempo dell’ascoltatore è indispensabile. L’autoreferenzialità soprattutto è da evitare, nella misura in cui nessun utente – neanche il più affezionato al brand – ha davvero voglia di ascoltare per svariati minuti messaggi promozionali o contenuti esclusivamente incentrati sull’azienda e i suoi prodotti. Meglio puntare a temi che hanno a che vedere con il core del proprio business come fanno, per esempio, Mastercard con “Fortune Favors the Bold”, un podcast sul valore dei soldi e come sta cambiando il nostro rapporto con il denaro, o Microsoft con “.future”, che indaga invece le molteplici vie dell’innovazione – digitale e non – e come questa impatti sulla vita quotidiana. Si tratta in entrambi i casi di branded podcast che presentano un problema di interesse comune e lo sviscerano sotto diversi punti di vista, problema per cui a valle l’azienda in questione e la sua proposta di valore rappresentano una possibile soluzione.

Qual è il target ideale di un podcast aziendale?

Anche scegliere – bene – i target a cui sono rivolti i podcast è importante. Se è spontaneo pensare infatti ai contenuti di brand come destinati a un pubblico esterno all’azienda, non è completamente da escludere la possibilità di utilizzare i podcast aziendali anche all’interno di una strategia di comunicazione interna per esempio o per raggiungere un pubblico come quello degli stakeholder dell’azienda decisamente sui generis. Una società di consulenza come McKinsey, per esempio, ha pensato a una serie di podcast b2b dedicati alle nuove vie della customer experience , ai trend che riguardano il mercato cinese e via di questo passo, che risultano d’appeal soprattutto per un pubblico business e di possibili clienti della società. Anche eBay ha dedicato una serie di podcast, “Open for Business”, a chiunque abbia un’idea imprenditoriale e sia alla ricerca di strumenti per trasformarla in realtà.

Branded podcast: una questione di tono di voce

L’altro passo fondamentale è scegliere il giusto tono di voce per i propri podcast aziendali. Ogni messaggio di brand, del resto, dovrebbe essere il più coerente possibile, anche nei toni appunto, con l’immagine del brand, la sua storia e i suoi valori e con il suo stile di comunicazione. Ciò vuol dire, molto più praticamente, che da un podcast come “DTR” firmato da Tinder e dedicato al mondo dell’online dating, con consigli su come come scegliere la foto più accattivante per il proprio profilo sulle app di appuntamenti o come vestirsi al primo incontro, non ci si potrebbe che aspettare un tono leggero, scherzoso e mai serioso. Molto più letteralmente, però, scegliere un tono di voce per i propri branded podcast significa scegliere – ancora una volta bene – la voce del podcast: a seconda del format per cui si opta, un host professionista potrebbe essere l’ideale o, al contrario, si potrebbe ottenere di più da una voce amatoriale in cui i clienti riescano a immedesimarsi più facilmente e, ancora, soprattutto se il podcast è destinato a un pubblico interno, un’idea potrebbe essere optare per una voce aziendale, che sia quella di CEO, responsabili manager, ecc.

In casa, in outsourcing, grazie a partnership: come realizzare i podcast aziendali

Proprio quest’ultimo aspetto, legato alla scelta della voce del podcast, porta direttamente a una considerazione più tecnica. Si possono produrre in casa i podcast, tanto più che questa tipologia di contenuti è riconosciuta e apprezzata perché semplice e relativamente economica da realizzare. Nei casi in cui, però, non si possa far affidamento su un team o un ufficio appositamente dedicato alla creazione di contenuti aziendali o non si possa garantire una certa qualità audio che faciliti e inciti all’ascolto meglio optare per l’ outsourcing e rivolgersi a soggetti specializzati nella creazione di contenuti audio. Una delle vie praticate spesso da chi investe, oggi, in branded podcast però è anche quella delle partnership e dei co- branding : serve a tagliare i costi, ma può rivelarsi anche un ottimo modo per ciascuno dei brand coinvolti di arrivare a nuovi target e rafforzare la propria immagine. Sephora, per esempio, ha realizzato in partnership con una dei più famosi podcaster del New York Times una serie di contenuti audio dedicati alle #LIPSTORIES, ossia a storie di donne influenti, fonti di ispirazione per le clienti del brand, soprattutto le più giovani, e ai loro rossetti.

Parola d’ordine:intrattenimento

La componente intrattenimento, infine, può rivelarsi essenziale per il successo dei branded podcast, anche in considerazione delle abitudini di chi ascolta i podcast, spesso un ascoltatore seriale, che ama scegliere fin nel minimo dettaglio come e di cosa sia fatta la propria dieta mediatica. Tra i casi che hanno fatto scuola in questo senso c’è “The Sauce” di McDonald’s: ricalca lo stile di crime podcast come il noto “Serial”, ma il mistero da risolvere ha a che vedere con l’improvvisa scomparsa, in una sola giornata, della salsa Szechuan da molti punti vendita americani. Più di recente, approfittando della sempre maggiore domanda di intrattenimento in viaggio, Mini ha lanciato un podcast dedicato specificatamente al mercato italiano e che con tono fresco, giovanile e un po’ sportivo dovrebbe poter accompagnare il tempo di guida di chi ha scelto un veicolo dell’azienda.

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